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Crescere in campagna con una torre di seconda mano
Gabriele Vernetti è cresciuto in un piccolo paese nella provincia di Cuneo, in mezzo ai campi. La sua prima interazione con il mondo digitale avviene attorno ai 9-10 anni, quando suo padre porta a casa un vecchio computer aziendale dismesso. Da quel momento, la curiosità per la tecnologia non si ferma più. La connessione a internet, il primo modem con i suoi rumori caratteristici, i download che richiedevano ore e spesso si interrompevano a metà: sono questi i ricordi che Vernetti porta con sé come fondamenta di una passione che lo avrebbe portato lontano.
Lo spacciatore di software craccati del liceo scientifico
Al liceo scientifico di Cuneo, indirizzo Scienze Applicate, Vernetti trova subito un gruppo di amici affini. La condivisione di file musicali, film e videogiochi tramite chiavette USB diventa presto qualcosa di più strutturato. Quando un compagno di classe gli mostra come ottenere gratuitamente qualsiasi software, la svolta è immediata.
Quando scoprii che c’era un modo di fondamentalmente avere in modo gratuito qualsiasi software che uno potesse desiderare, iniziammo a dire a qualsiasi ragazzo del liceo: vieni da noi, te lo installiamo.
Vernetti e il suo amico arrivano persino a stampare una locandina con il listino dei servizi offerti – Pacchetto Office, AutoCAD, Photoshop, antivirus – e a distribuirla nelle altre scuole di Cuneo. Il tentativo di espandere il modello oltre la propria scuola si scontra però con un ostacolo fondamentale: la fiducia. Senza conoscere fisicamente le persone, nessuno si fida abbastanza da installare software di terze parti sul proprio computer.
Lo sport e il carattere protettivo dello spogliatoio
Parallelamente alla passione tecnologica, Vernetti cresce anche come calciatore nel settore giovanile della sua squadra locale, ricoprendo fin da subito il ruolo di difensore centrale. Anni di spogliatoio lo formano nel carattere, sviluppando quella che lui stesso definisce una naturale inclinazione protettiva verso i compagni più in difficoltà. Un infortunio alla caviglia, che si rivela essere una necrosi dell’astragalo, lo costringe a fermarsi e poi a operarsi, mettendo fine alla sua carriera agonistica. Dopo la convalescenza, si avvicina a una squadra amatoriale del paese, di cui finirà per diventare responsabile organizzativo: tesseramenti, iscrizioni al campionato CSI, formazioni e logistica settimanale.
Il filo rosso tra cypherpunk e file sharing
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista è il collegamento che Vernetti traccia tra la cultura del file sharing e le radici ideologiche di Bitcoin. Non si tratta di un’analogia superficiale, ma di una continuità storica ben precisa.
Bram Cohen, che è l’inventore di BitTorrent, è uno dei maggiori esponenti pratici del movimento cypherpunk. L’idea di creare software libero, utilizzabili da chiunque, per far sì che l’informazione sia libera e circolabile in tutto il globo attraverso internet: è qualcosa che accomuna le radici di Bitcoin.
Bitcoin, secondo Vernetti, è figlio dello stesso movimento culturale che ha generato i protocolli peer-to-peer degli ultimi venticinque anni. La differenza è che al posto di bit codificati come film o canzoni, il payload dell’informazione diventa una transazione economica. Questa consapevolezza non arriva però immediatamente alla scoperta di Bitcoin, ma si consolida nel tempo.
Il Politecnico, le startup e l’incontro con Bitcoin
Vernetti arriva al Politecnico di Torino per studiare ingegneria informatica e fin dal primo anno incontra Giorgio e Salvatore, due figure che diventeranno centrali nel suo percorso. L’ambiente dell’ateneo, con il suo incubatore di imprese e i frequenti eventi dedicati alle startup, stimola immediatamente la voglia di costruire qualcosa. L’idea su cui il gruppo inizia a lavorare riguarda la trasparenza nella filiera agroalimentare: creare uno strumento tecnologico capace di ridurre la fiducia necessaria verso gli intermediari tra produttore e consumatore finale.
È durante uno di questi eventi al Politecnico, attorno al 2018, che il gruppo si imbatte in una startup già avviata che utilizza la blockchain per tracciare i passaggi del cibo lungo la catena di distribuzione. La reazione è immediata: bisogna capire cos’è la blockchain. E la ricerca porta direttamente a Bitcoin, riconosciuto come la prima blockchain. Da quel momento, lo studio si concentra sul protocollo originale, con una comprensione sempre più profonda che porterà Vernetti, nel tempo, a diventare uno dei maintainer di Stratum V2, il protocollo su cui si gioca una delle partite più importanti per la decentralizzazione del mining di Bitcoin.
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