L’agenzia cinese per la cybersicurezza punta il dito contro Washington per l’attacco hacker alla mining pool LuBian nel 2020.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’agenzia cinese per la cybersicurezza ha lanciato accuse contro il governo degli Stati Uniti, sostenendo che Washington sia responsabile di un furto di bitcoin del valore di circa $13 miliardi.
Il colpo risale al dicembre 2020, quando oltre 120.000 bitcoin scomparvero dalla mining pool cinese LuBian. L’incidente era già stato identificato ad agosto da Arkham Intelligence come uno dei furti più grandi mai documentati. La mining pool, operativa da aprile 2020, era rapidamente diventata la sesta più grande della rete Bitcoin prima di chiudere definitivamente dopo l’attacco.
Il Centro Nazionale Cinese di Risposta alle Emergenze da Virus Informatici (CVERC) ha definito l’incidente come un’“operazione di hacker a livello statale”, probabilmente orchestrata dagli Stati Uniti. Secondo l’agenzia, il “movimento silenzioso e ritardato” dei bitcoin rubati suggerisce un coinvolgimento governativo piuttosto che l’azione di criminali comuni. Tale modalità operativa sarebbe tipica di attività sponsorizzate da uno Stato nazionale, ha dichiarato il CVERC.
La Cina ha anche affermato che i bitcoin sottratti sarebbero collegati ai fondi sequestrati dagli Stati Uniti nel caso giudiziario contro il cittadino cinese Chen Zhi, accusato di frode telematica e riciclaggio di denaro. L’analisi del CVERC arriva alcune settimane dopo che gli Stati Uniti avevano annunciato la confisca di 127.271 BTC nel procedimento penale contro il fondatore del Prince Group, che secondo quanto riportato era il proprietario dei bitcoin detenuti da LuBian prima dell’attacco hacker. “Il governo statunitense potrebbe aver utilizzato tecniche di hacking già nel 2020 per rubare i 127.000 bitcoin detenuti da Chen Zhi”, ha sostenuto il report cinese.





