La beta pubblica dal 15 settembre permette di usare il la seed phrase già esistente anche per un wallet Lightning dedicato ai pagamenti quotidiani.
BitBox integra i pagamenti Lightning nella BitBoxApp per smartphone, con una beta pubblica prevista dal 15 settembre 2026. Secondo il comunicato dell’azienda svizzera, la funzione sarà disponibile per tutti i suoi hardware wallet e consentirà di creare e gestire un wallet Lightning direttamente dall’app già usata per i fondi on-chain.
Il dispositivo deriva il wallet Lightning dal backup che l’utente possiede già per il proprio BitBox02. La creazione del nuovo portafoglio non richiede quindi un’ulteriore frase di recupero da annotare e conservare. Lo stesso backup serve sia per il wallet on-chain sia per quello destinato ai pagamenti.
I due wallet restano separati. Quello Lightning è un hot wallet, un portafoglio sullo smartphone connesso a Internet, ed è pensato per piccoli importi e spese quotidiane. I risparmi di lungo periodo rimangono invece nel wallet on-chain protetto dall’hardware BitBox.
Dalla BitBoxApp sarà possibile trasferire satoshi dal wallet on-chain al saldo Lightning per ricaricarlo, oppure spostarli nella direzione opposta. L’integrazione riunisce così nell’app le operazioni di ricarica e trasferimento tra i due portafogli, senza richiedere il passaggio a un altro wallet o servizio.
Tra le funzioni annunciate figurano la scansione e il pagamento di invoice Lightning, l’invio e la ricezione di bitcoin e la possibilità di ottenere un proprio Lightning address. I pagamenti potranno essere gestiti direttamente dallo smartphone.
L’integrazione utilizza il Breez SDK e Spark. Secondo BitBox, questa architettura permette di usare Lightning senza gestire manualmente un nodo, i canali o la liquidità. L’azienda dichiara che il wallet è non-custodial. Nell’annuncio sul proprio sito, BitBox riconosce però che i trasferimenti dipendono da un gruppo di operatori Spark e che la sicurezza richiede che un numero minimo di essi collabori e rispetti il protocollo. L’azienda considera questa dipendenza un «compromesso ragionevole» per un wallet destinato a piccoli importi e pagamenti quotidiani.
La precisazione riguarda anche il backup: per ripristinare il wallet su un nuovo telefono occorre accedere ai servizi Spark e recuperare i dati del portafoglio. Come ammette BitBox, la seed ricrea le chiavi, ma non contiene tutti quei dati. L’accesso ai fondi continua quindi a dipendere dalla collaborazione dell’operatore: conservare le parole di recupero non basta a rendere l’utente indipendente da quell’infrastruttura.
Soprattutto, l’uscita unilaterale non è ancora implementata nella BitBoxApp. L’azienda scrive: «Prevediamo di supportare le uscite unilaterali in futuro», con una prossima versione del Breez SDK. Manca quindi una funzione nell’app che permetta all’utente di riportare i bitcoin on-chain senza la collaborazione degli operatori. Nella beta attuale, quindi, il wallet è de-facto custodial, perché la possibilità di tornare on-chain dipende dalla buona fede degli operatori. Definirlo non-custodial è scorretto sul piano operativo, perché il solo possesso delle chiavi non garantisce il recupero autonomo dei fondi.
Gli utenti esistenti potranno accedere alla funzione aggiornando la BitBoxApp mobile. Per iniziare a usarla dovranno creare il wallet Lightning con il proprio BitBox.





